Riporto, grazie alle ultimissime UAAR, la lettera che Calvino scrisse a Magris nel febbraio del ‘75, dopo che quest’ultimo scrisse un articolo sul corriere riguardo alla sacralità della vita. Come dicevo: è apparso sulle ultimissime UAAR, ma ci sta che qualcuno di voi non l’abbia visto o letto, perciò ve lo ripropongo qua. Sono delle stupende parole, di sublime umanità, che condivido in pieno e portano ai miei occhi — e spero anche ai vostri — Calvino tra le persone che meritano le massima ammirazione (sebbene questa non potrà mai essere superiore a quella che ho per Umberto Eco.)
Caro Magris,
con grande dispiacere leggo il tuo articolo Gli sbagliati (1). Sono molto addolorato non solo che tu l’abbia scritto, ma soprattutto che tu pensi in questo modo.
Mettere al mondo un figlio ha un senso solo se questo figlio è voluto, coscientemente e liberamente dai due genitori. Se no è un atto animalesco e criminoso. Un essere umano diventa tale non per il casuale verificarsi di certe condizioni biologiche, ma per un atto di volontà e d’amore da parte degli altri. Se no, l’umanità diventa – come in larga parte già è – una stalla di conigli. Ma non si tratta più della stalla «agreste», ma d’un allevamento «in batteria» nelle condizioni d’artificialità in cui vive a luce artificiale e con mangime chimico.
Solo chi – uomo e donna – è convinto al cento per cento d’avere la possibilità morale e materiale non solo d’allevare un figlio ma d’accoglierlo come una presenza benvenuta e amata, ha il diritto di procreare; se no, deve per prima cosa far tutto il possibile per non concepire e se concepisce (dato che il margine d’imprevedibilità continua a essere alto) abortire non è soltanto una triste necessità, ma una decisione altamente morale da prendere in piena libertà di coscienza. Non capisco come tu possa associare l’aborto a un’idea d’edonismo o di vita allegra. L’aborto è «una» cosa spaventosa «…».
Nell’aborto chi viene massacrato, fisicamente e moralmente, è la donna; anche per un uomo cosciente ogni aborto è una prova morale che lascia il segno, ma certo qui la sorte della donna è in tali sproporzionate condizioni di disfavore in confronto a quella dell’uomo, che ogni uomo prima di parlare di queste cose deve mordersi la lingua tre volte. Nel momento in cui si cerca di rendere meno barbara una situazione che per la donna è veramente spaventosa, un intellettuale «impiega» la sua autorità perché la donna sia mantenuta in questo inferno. Sei un bell’incosciente, a dir poco, lascia che te lo dica. Non riderei tanto delle «misure igienico-profilattiche»; certo, a te un raschiamento all’utero non te lo faranno mai. Ma vorrei vederti se t’obbligassero a essere operato nella sporcizia e senza poter ricorrere agli ospedali, pena la galera. Il tuo vitalismo dell’«integrità del vivere» è per lo meno fatuo. Che queste cose le dica Pasolini, non mi meraviglia. Di te credevo che sapessi che cosa costa e che responsabilità è il far vivere delle altre vite (2).
Mi dispiace che una divergenza così radicale su questioni morali fondamentali venga a interrompere la nostra amicizia (3).Parigi 3/8 febbraio 1975
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Note
(1) L’articolo di Magris era uscito sul Corriere della sera del 3 febbraio 1975. Calvino gli risponderà con l’articolo “Che cosa vuol dire «rispettare la vita»” ( Corriere della sera , 9 febbraio 1975; poi in “Saggi”, pp. 2262-67): in esso si leggono frasi ed espressioni identiche a quelle della lettera, che va quindi datata fra il 3 e l’8 febbraio. Si veda anche la lettera a Giorgio Manganelli del 22 gennaio 1975.
(2) Nella minuta segue un capoverso cancellato: «Anche la prima parte del tuo articolo sui figli inguaribili, mi pare di una grave superficialità dando per scontato una sacralità della vita in tutte le sue forme che non vuol dir niente, che finisce per sminuire l’eroismo dei tanti casi che conosco di vite sacrificate per figli mongoloidi o paralitici».
(3) I rapporti fra Magris e Calvino saranno in seguito ristabiliti.
*La lettera e le note esplicative sono tratte dal volume I. Calvino, Lettere 1940-1985” curato da Luca Baranelli, pubblicato dai Meridiani Mondadori, Milano 2000 (pp. 1264-66)


Ciao scusami il disturbo (se fosse tale) Ti faccio perdere solo 1 minuto. Non credo che riusciro’ a cambiarti la vita, ma sicuramente impegno siamo decisi a mettercelo. Anche perchè sta a noi giovani ribellarsi un po’ al potere della politica ed all’asfissia generazionale che arriva dai media. Faccio parte di un gruppo di una cinquantina di ragazzi (ci siamo tutti conosciuti in internet e nelle ultime ore con qualkuno anche di persona) che abbiamo creato prima un blog a sostegno di Pierferdinando Casini ed ora vorremmo come gruppo di giovani creare una vera e propria rivoluzione giovanile che parta dal basso, prima di tutto dalla rete internet.
Questo è il Blog principale:
http://casinipresidente.wordpress.com
Puioi trovare anche i motivi che ci hanno spinto ad agire, per difendere i valori cristiani prima di tutto, ma anche per creare un notword di Altra informazione poichè quella dei media è tutta monopolizzata dai potenti. In realtà vogliamo nei prossimi giorni incontrare Pierferdinando e dire a Lui se ci aiuta in questa rivoluzione giovanile. Crediamo che ci sosterà, e noi viceversa sosterremo lui.
Se ti va di entrare nel network o di darci una mano e crescere con noi, non esitare a scriverci.
Un abbraccio di cuore,
Stefano
casinipresidente@hotmail.com
Grave pecca dei cristiani: quella di non saper leggere. O se proprio vogliamo essere caritatevoli: non capire quello che leggono.
Come non stimare Calvino! Credo proprio che sia riuscito a riassumere il pensiero di molte persone, me in primis.
Speriamo davvero di non tornare più all’aborto clandestino che avveniva anche negli anni delle nostre nonne, ma ormai qui si fa come i gamberi!