Dopo mesi di assenza da queste pagine Web, torna la rubrica filosofica. Certo, con un salto di più di un millennio, ma d’altronde anche nella nostra piccola storia di uomini questa rubrica ha avuto un buio di mesi. Non che ci sia un parallelismo spinoziano tra la cadenza di questi interventi e il susseguirsi di filosofi, ma non si può negare che come giustificazione fa la sua scena. Vediamo un po’ cosa abbiamo saltato. Innanzitutto Agostino, che invece stavolta si rivela vagamene utile, poi tutta la scolastica, con Tommaso d’Aquino e purtroppo anche Occam. Abbiamo saltato il pensiero politico di Machiavelli, e soprattutto tutto il rinascimento, con il suo Neoplatonismo naturalista: Bruno, Campanella, Telesio. Ignorato Bacone, che sarebbe anche simpatico, Galilei non verrà affrontato, e questo, fra tutti, è quello che invece se lo meriterebbe di più. Perché in questi interventi ci occuperemo principalmente di una cosa: la nascita del pensiero moderno, in tutte le sue sfaccettature. Ora, ci sarebbe da parlare un mucchio di Renatuccio, per ragioni di spazio taglierò parecchio, non avetene a male.
Renato Cartesio o, a voler essere precisi René Descartes.
“Cogito Ergo Sum”
“Non è sufficiente possedere una buona mente,
l’importante è saperla usare nel modo giusto.”
C’è da dire che Cartesio era molto saggio e prudente, per non dire paraculo. Non si è mai sbilanciato e non l’ha mai voluto fare. La sua morale provvisoria (battezzata anche Morale del Paraculo o Morale dell’Albergo) si articola in tre: primo, osservare leggi e consuetudini del proprio paese, essere moderati ed educati. Secondo, tenere un atteggiamento fermo ogni qualvolta si prende una decisione. Terzo, piuttosto che provare a cambiare il mondo prova a cambiare te stesso. Perché Cartesio definisce questa morale provvisoria? (lo so, sto andando disordinatamente, ma non mi interessa) Perché si era accorto che il sapere dell’epoca era un sapere incerto, basato su fondamenta pericolanti —l’aristotelismo— e che quindi andava rivoluzionato. Si doveva innanzitutto trovare un nuovo metodo per trovare la verità, e poi ripartire da zero con il sapere. Immaginando i due saperi come due edifici, uno vecchio e pericolante, l’altro in costruzione, la morale provvisoria è quell’albergo in cui si vive nell’attesa che si fondi una metafisica abbastanza solida (l’edifico nuovo) sulla quale basare tutta la propria vita. Il metodo di Cartesio è un metodo matematico, rigoroso, analitico-deduttivo. Si articola in quattro punti: primo,dell’evidenza, accettare come vero solo ciò che è chiaro ed evidente. Secondo, dell’analisi, se una cosa non è chiara ed evidente allora farla a pezzi fino a che non lo è. Terzo, della sintesi, riprendere tutti i pezzi, ormai chiari ed analizzati e rimetterli insieme in modo tale che la cosa, ricostruita, sia adesso tutta chiara ed evidente. Quarto, dell’enumerazione, ovvero ricontrollare di aver eseguito tutto con ordine e criterio, senza aver dimenticato nulla. Ora, da dove viene questa certezza e chiarezza? Dalla mente, che coglie le cose direttamente (intuizione) o le deduce da cose chiare ed intuite (come i teoremi matematici). Cartesio è un razionalista, crede fermamente nella ragione per raggiungere la conoscenza.
Ma passiamo alla cosa più figa di Renato, dove mostra tutto il suo genio e da veramente una svolta a tutta la filosofia che verrà in futuro (e quando dico tutta intendo proprio tutta). Cartesio, notando che le nostre conoscenze sono state fatte allo scazzo, inizia sistematicamente a dubitare di tutto, alla maniera degli scettici, ma con l’obiettivo di trovare qualcosa di veramente certo, non solo di fare il simpatico. Inizia dubitando dei sensi, che ci ingannano molto spesso, poi della ragione, dato che spesso ci da giudizi errati e sbagliati, dubita della nostra stessa percezione del mondo, giacché quando sognamo tutto ci appare reale anche se “non lo è”. Arriva a dubitare della stessa matematica: se esistesse infatti un Dio con un brutto senso dell’umorismo che si divertisse a far sì che 2+2 fa 5? Questo è il dubbio iperbolico di Cartesio, che investe qualsiasi cosa sulla faccia della Terra (e anche magari degli altri pianeti) e che tocca ogni cosa, eccetto una. Da questa cosa si deve partire, perché è la nostra unica certezza. Noi dubitiamo di tutto, ma non del fatto che dubitiamo. L’atto del dubitare è indubitabile, non possiamo mettere in dubbio il fatto che stiamo dubitando. Dubitare significa pensare. E se penso devo esistere. Cogito ergo sum! Penso dunque sono! Questa è l’unica nostra certezza. C’è un problema però: che me ne faccio? Magari io esisto, ma sono sicuro di esistere solo come soggetto pensante e ciò non mi serve a niente. Per questo ci viene in aiuto un simpatico amico: Dio. Con le solite tre dimostrazioni che convincono solo i credenti — e che io mi rifiuto di scrivere – Cartesio inventa un Dio garante della verità e dell’esistenza del mondo. Così distingue due sostanze diverse alla radice, completamente slegate, la res cogitans e la res extensa, sostanza pensante e sostanza estesa, il pensiero e la materia. Ora Cartesio è nella merda fino al collo e si ritrova a dover unire le due cose, ma non sa come fare. L’uomo infatti controlla il proprio corpo con la mente, ma come avviene questo contatto? Questo Renatuccio lo spiega male e fallaciemente, con discorsi ridicoli che per brevità non starò ad esporre.
Ci sono piuttosto oltre alla sua filosofia in sé, aspetti di Cartesio che sono fondamentali da un punto di vista socio-culturale. Il primo, che la netta divisione tra pensiero e materia dà dignità a questa e ne permette uno studio slegato dalla spiritualità e da tutte le altre menate religiose e filosofiche. La seconda è la nuova concezione di Idea, che segnerà una svolta nel pensiero occidentale. L’idea non è più il modello di una cosa, bensì l’oggetto del pensiero, l’idea è il parto della mente. Poi le divide in fittizie avventizie e innate, ma questo non è importante. L’importante è che Cartesio distrugge finalmente tutti i precedenti criteri di verità. D’ora in poi tutti si dovranno confrontare con lui, con il suo pensiero, non con quello di Aristotele. D’ora in poi la fisica e le scienze in generale diverranno indipendenti da tutto il resto. Qui sta la rivoluzione.


Quello che non mi piace di Cartesio è proprio il suo essere così ambivalente. Una sorta di filosofo da collocare nella cerchia degli “ignavi” nell’Inferno di Dante. Non si capisce bene quale sia la SUA filosofia, quello in cui crede. Questa sua essenza contraddittoria mi lascia un po’ perplessa. Per il resto mi soddisfa abbastanza. Mi è piaciuto molto quello che hai scritto tu. Hai saputo criticare e allo stesso tempo evidenziare i concetti fondamentali della filosofia Cartesiana. Mi ha affascinato specialmente l’ultima parte dove lo proietti nella storia della filosofia futura. Una piccola pecca potrebbe essere quella di aver dato delle spiegazioni al tuo procedere in maniera disordinata. Sei tu che devi impostare la tua argomentazione con l’obbiettivo di farmi comprendere quello che mi vuoi comunicare: il modo in cui lo fai non mi interessa. Comunque sottigliezze: capisco che questo è un blog, non un saggio da consegnare.
A dire il vero non ci vedo tutta questa ambivalenza. Anzi, nelle sue opinioni era abbastanza preciso, sebbene le volesse porre in modo moderato per paura di essere perseguito (ha sentito molto pesantemente su di sé la condanna a Galileo). È stato un genio sotto molti aspetti, rivoluzionario, non possiamo però pretendere troppo, lui ha gettato le basi, gli altri hanno poi pensato a far tornare il suo dualismo. Lui crede nella ragione e nel buonsenso degli uomini, nella matematica e nella scienza. Mi pare abbastanza “chiaro et distinto”. Poi non sa come chiudere il cerchio, ma questi… sono dettagli!
Sinceri complimenti!
Ancora una volta riesci a continuare la rubrica di filosofia in maniera seria e divertente allo stesso tempo :)
Continua così Gaspe… se anch’io riuscissi a fare altrettanto con la rubrica di Matematica non sarebbe male, ma scrivere le formule, usarle come png e caricarle diventa un po’ stressante, ma tenterò ;)
Tu ormai non sembri avere più bisogno di inviti a continuare, bensì solo complimenti. Perché devo dire che tra tutto il blog, senza che Ale se la prenda, questa è per ora la cosa meglio riuscita (a mio modesto parere) :D
Bella spiegazione. Non potevi fare di meglio per la lunghezza dell’articolo. Ci sarebbe da aggiungere molto altro ma ovviamente questa non è la sede adeguata.
Solo ci tengo a specificare una cosa importante. Cartesio non è un masochista a volersi porre tanti dubbi. La sua non è una semplice speculazione filosofica. In realta i libri parlano di dubbio metodico proprio perché Renato lo usa come mezzo per raggiungere la conoscenza. Eliminando tutto ciò che è dubitabile resteranno soltanto le verità certe.
Mi è sembrato d’uopo specificare questa cosa.
bravooooooooooooooo!
che bell’interventooooooooooooooooo!
tutte le sporche critiche e precisazioni di altri non hanno senso, il tuo è un’articolo perfetto. affronta tutti i punti fondamentali del pensiero in modo conciso e al contempo completo.
non era possibile fare di meglio!
bravi ragazzi continuate così con questo blog, che merita davvero tanto!
forse prima o poi vi proporrò qualcosa, ma non fateci troppo affidamento.
Vorrei criticare una piccola cosa che hai scritto. Dici che la “res extensa” e la “res cogitans” sono completamente slegate. In realtà non lo sono. Cartesio dice infatti che l’uomo è l’unico essere in cui res cogitans e res extensa si congiungono. In quanto anima l’uomo è sostanza pensante, ma il suo corpo è res extensa. Il punto in cui le due sostanze comunicano è , dice lui, la “ghiandola pineale” che si troverebbe nel cervello, con cui l’anima manda le determinazioni al corpo.
é proprio questa la pecca di cartesio! dai non ha senso! è anche da qui che si svilupperà poi l’anti-renato!
ok james uffa ti volevo contraddire ma poi continuando a leggere ho visto che l’avevi scritto.. che figura magra
Non posso che darti ragione, quanto alla statura umana di Descartes: era un terribile paraculo.
Pensa che ho beccato una sua lettera in cui, vergognandosi di aver avuto una figlia…naturale (senza esser sposato con la mamma della piccola, che era la sua… domestica), si riferisce alla bimba chiamandola: “mia nipote”.
Eh sì, anche gli Spiriti magni, in quanto a paraculaggine, non scherzano affatto.
Ovvio che si tratta solo dell’”uomo Descartes”. La sua filosofia è altra cosa, ed è ben più grande, potente e chiarificante della sua persona, tutto sommato piuttosto mediocre.
;-)